Nella piena rivoluzione che contraddistingue la ristrutturazione di una casa, avete mai pensato a recuperare un po’ di roba? Si sa bene, la sensazione di rinnovare, rinfrescare, gettare via un po’ di vecchiume e, soprattutto…
QUI’ POTETE LEGGERE L ’ARTICOLO APPARSO SU GREENME.
Ne parlo dalla mattina alla sera, ma con Voi, e proprio solo di porte vecchie ed antiche, non ne ho parlato molto. Ecco perchè stavolta voglio che ne vediate, voglio farVi considerare come, oltre a rimuovere quel senso di nuovo, di perfettino…
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Stipi a muro, gli antesignani dei mobili. Categoria: Arredamento Casa di Vittorio Tortora – Artigiano Restauratore. Nel 1400 prima della nascita dei mobili, che è cinquecentesca, esistevano gli “stipi a muro”. Erano ante molte spesso complete di contorno, di tutte le misure e finiture, che…
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E’ un mio articolo apparso su DonnaIn, un bel magazine online; riproponevo questo semplice tutorial per chi vorrebbe fare lo shabby da solo, certo era un modo semplice e non professionale(io uso solo pitture naturali) per shabbare, ma era pur sempre un aiuto per il lettore…purtroppo non posso riproporvelo in quanto il sito in questione è stato visibile fino a poco tempo fà ed ora non lo è più.
Questa volta vi parlerò di porte e portoni vecchi e antichi usati non solo per chiudere, ma per arredare. Entreremo in una deliziosa abitazione e Le vedremo ambientate, collocate, usate e corredate di tanti piccoli dettagli che dovrete ricordare in quanto questi ultimi dettagli, impreziosiscono le porte vecchie ed antiche. Ci troviamo in uno splendido appartamento posto a Vignola, in pieno centro storico a pochi passi dalla Rocca(un spettacolo di Castello!!); è un normale condominio, che possiede cantine che risalgono all’epoca della Rocca ed appartamenti con travi, travetti e tavelle in cotto ai soffitti. Quì ho con amore e slancio dato consigli, suggerimenti, apporti, fornito restauri ed idee ed i risultati giudicateli Voi. Nella prima foto noterete un portone a due battenti, sì un portone nato in origine per andare all’esterno, ma quì invece inserito a cavallo tra la zona giorno e la zona notte quasi a delimitarle, ma all’interno dell’appartamento. E’ uno splendido portone! In noce nella zona visibile e lastronato, posteriormente invece in massello e in rovere. Complesso perciò strutturalmente, ma elegantissimo! Bugnato, cioè con bugnature(pannelli) di due forme diverse alternate. In posizione centrale una maniglia, ma che è una piccola scultura…un bronzetto femminile delicatissimo e manco a dirlo una fusione realizzata a cera persa. A proposito di dettagli! Guardate quel fregio(seconda foto) posto esattamente sopra al portone antico! E’ solo un fregio…ma dorato a foglia d’oro ingentilisce, impreziosisce, alleggerisce in modo quasi beneagurante il portone stesso; ebbene questo è un dettaglio da ricordare! Se trovate vecchi fregi nei mercatini(anche se mancanti di qualche parte) Vi rifaccio le parti mancanti poi Ve li posso dorare a foglia, ed eccovi piccoli gioielli da inserire sopra le vostre porte, anche se solo vecchie, provate…Entriamo nella zona notte ed eccovi una bella porta laccata di color avorio(terza foto). Si tratta delle tipiche porte bolognesi del ‘ 600,’ 700 e dell’ 800 le cosiddette Salvator Rosa; porte a due battenti semplici, con una cornice che incornicia ogni singolo battente e gli zoccoli posti sotto come un portoncino. Io mi sono occupato del loro restauro e della loro laccatura artistica(alla Veneziana), tutta a mano con stesure tutte realizzate a pennello. Il colore è naturale, le anticature del colore (il finto sporco,l’invecchiamento) sono realizzate solo con terre di origine minerale. E quel tocco, quel filo luminoso diverso e leggero, di contrasto lieve e prezioso? Sì è il filetto dorato realizzato dopo la preparazione a bolo, con foglia d’oro. Avorio, oro ed anticatura lieve; grande delicatezza accostata al prezioso. Sono porte che alleggeriscono molto l’ambiente illuminandolo, così ricco di travi e travetti in legno oltrechè di pavimenti in cotto, lo impreziosiscono, ma non troppo, sono solo eleganti senza eccesso alcuno. Tenete presente che questa finitura si può realizzare su qualsiasi porta, anche vecchia e poco importante, ma che poi risulterà deliziosa! La prossima volta spero di sbalordirvi di nuovo…ne ho ancora molte di porte antiche e di cosine carine da farvi vedere, un saluto, Vittorio
Alcune di voi non sapranno giustamente cosa sia una mastella(o mastello) in legno, anche perchè oggi non vengono più prodotte in legno, ma solo in polietilene. Le mastelle sono contenitori in legno, fatti a mano, che servivano a contenere vino, acqua, latte ed a trasportare questi liquidi, ma non solo…in assenza di vasche da bagno, molti bimbi, ragazze e donne, nelle mastelle, si sono lavate ed insaponate, un po’ come nelle catinelle. Prevalentemente le mastelle si trovavano in campagna e non in città; erano costituite da tante doghe poste in verticale prevalentemente in castagno o rovere, accostate tra loro, da un fondo sempre in legno e da alcune fasce(tre in genere)in ferro, che tenevano le doghe allineate circolarmente. Ma se le doghe in castagno erano solo accostate l’acqua o qualsiasi altro liquido non fuoriusciva tra le stesse!? No, perchè quando il legno…”sentiva” l’acqua, dilatandosi “cresceva”e metteva in tirare tutte le doghe stringendole. Ma direte, perchè e cosa c’entrano Vittorio, le mastelle col riuso, con l’antiquariato e con le ristrutturazioni? Una mia cliente, donna e persona deliziosa, entrò in contatto con me e, da sconosciuta, quel giorno mi disse…Senta Vittorio… Lei mi deve aiutare… mi hanno parlato bene di Lei e non saprei dove andare…Vede, ho comperato due mastelle, bellissime!evocative, per ciò che mi ricordano, la mia infanzia, la povertà, la semplicità di quei tempi e della mia adolescenza. Avrei voluto utilizzarLe entrambe, quella grande come vasca e quella piccola come piatto doccia, ma le critiche di tecnici, marito, muratori mi hanno spinto ad abbandonare l’idea della vasca, non quella pero’ del piattodoccia. No!Il piatto doccia vorrei realizzarlo con la mastella piccola! anche se ho un po’ tutti contro…Mi aiuta per favore!?… Non potevo dire di no…era tenerissima la Signora… e mi piaceva misurarmi col problema particolare in quanto l’intervento oltre ad essere un intervento di Restauro Classico Conservativo, prevedeva sopratutto la predisposizione come piattodoccia, cioè un’intervento di garantita impermeabilizzazione! Le feci il preventivo. La mastella andava tutta decapata, cioè’ pulita in profondita’, rimuovendo tutto lo sporco di anni ed anni; dovevano essere rifatti i pezzetti mancanti o rotti, tutta la falegnameria, le doghe dovevano essere stabilmente connesse tra loro, pulite ed incollate una per una, poi all’interno come sotto, doveva essere realizzato l’attento intervento di impermeabilizzazione. Garantii all’Alessandra l’esito e la qualità dell’intervento e cominciai… Mentre la pulivo, ed il legno cambiava colore, Lei … respirava…,sentivo profumi ed odori spargersi in bottega, diffondersi meravigliosamente; erano effluvi di latte, vino e di stalla che non mi sarei aspettato…Scoprii anche due iniziali, coperte dallo sporco ed intagliate a mano, maiuscole, una P ed una A. Un’intervento antitarlo con sostanze naturali ed atossico ed uno di polimerizzazione, ultimò la pulitura. Dopo l’asciugatura e la preparazione del foro per la piletta e le stuccature, trattai con resina tutto l’interno ed il fondo, avendo cura di impermeabilizzare tutte le zone in modo attento. La finitura esterna con sola gommalacca ultimò il restauro. Pochi giorni fa’ è venuta Alessandra, l’ha vista, mi ha detto 4 volte! … “E’ Bellissima…”. L’ ho vista emozionata e contenta e ne ero felice…ora aspetto solo di vedere la mastella montata nella Sua casina ristrutturata.
Questo articolo è apparso sul web magazine Siamodonne.it.
Altre foto e notizie della mastella le potrete leggere nella pagina RIUSO DI UNA MASTELLA
Tempo fa mi portarono alcuni pezzi di legno sporchi in bottega. Li guardai attentamente e, anche se erano sporchi e malmessi, ho subito intravisto che erano antichi, decisamente antichi. Percepivo che cosa fosse, oppure per meglio dire cosa era stato in origine, sentivo cos’era….Era uno stipo a muro; cioè un contorno completo di antine che occultava una nicchia murale. L’Uso degli stipi a muro era molto frequente anticamente; bastava realizzare una nicchia(ed era facile dati gli spessori dei muri antichi) che si chiudeva proprio con lo stipo che era la chiusura di questa nicchia. Realizzati con molte fattezze, forme e finiture, gli stipi sono stati preceduti nel ‘ 400 da tende, poi vennero realizzati in legno e con molte essenze lignee; grandi o piccoli, comunque si possono considerare gli antesignani dei nostri attuali mobili. All’interno potevano contenere di tutto…armi, vestiti, armature, stivali, ma anche pane e cibi cotti o crudi, visto che il microclima interno di una nicchia murale essendo particolarmente fresco, preservava come un frigo anche gli alimenti. Molto spesso erano presenti anche nelle sagrestie e canoniche e molti sono proprio di derivazione sacra. Tornando al nostro stipo, capii subito che aveva un anta apribile centrale e due ante fisse laterali, il simbolismo sacro(due o tre Croci) caratterizzavano la provenienza. Cominciai a realizzare un’attenta pulitura rimuovendo lo sporco superficiale, ma preservando al massimo la patina originale. Riuscii nell’intento ed il decapaggio(la rimozione di sporco e verniciature pregresse) lo realizzai senza usare sostanze chimiche(per me grande conquista); un trattamento antitarlo con sostanze naturali ed atossiche preparò lo stipo per i successivi interventi. Poi iniziò il lavoro di rifacimento delle parti mancanti e rotte; nella fattispecie le cornicette tutte in pioppo che erano per molti tratti mancanti, le fessure che chiusi una per una e molte pezze(i reintegri in legno) che feci per chiudere buchi e squarci. Lo stipo antico del ‘ 700, cominciava a riprendere forma, a mostrare tutto il Suo valore, a presentare la Sua vera personalità ed impronta. La gommalacca, la madre del restauro e la cera d’api vergine fecero il resto…Potete leggere e vedere le foto relative alle varie fasi del restauro nella galleria Stipo antico restaurato
Questo articolo è apparso sul magazine online Siamodonne
RESTAURO: PORTE VECCHIE E ANTICHE? UNA VERA TENDENZA…
Se oggi qualcuno ristruttura una vecchia casa, cascina o rustico vecchio o antico, difficilmente ormai si fà mancare una vecchia porta ben restaurata o un portone in origine nato e collocato all’esterno, ma che ambientato in un interno è deliziosamente arredativo.
Perchè questa massiccia tendenza? Molte le risposte possibili…vediamo di analizzare il fenomeno e darle tutte o quasi:
1) Per molti una porta vecchia ben restaurata al posto di una nuova(ovviamente in legno massiccio e non in laminato o truciolare) può costare meno. Ed è vero; se chiedete ad un falegname di farvi una porta in legno massiccio avrete la possibilità di fare il confronto e recepire la differenza.
2) Una porta o un portone vecchio o antico si rivaluta nel tempo. Vero anche questo…Una porta in laminato o truciolare dopo qualche anno provate a venderla, farete una gran fatica a trovare qualcuno che la prenda regalandogliela. Una vecchia porta rustica in castagno restaurata, anche dei primi del ‘ 900, Ve la potrete portare anche in un’altra abitazione se Vi trasferite e chiunque potrà essere interessato a comprarvela!.
3) Appena finito di ristrutturare un rustico, una ed una sola porta vecchia o antica, Vi aiuterà atogliere quel senso di appena finito, di perfettino, di freddo, di non emotivo, di nuovo che ha quell’interno.
Ne basta una, una sola vecchia e ben restaurata in mezzo a tante nuove, Vi darà un calore che renderà quell’interno un pò più…usato, vissuto.
4) Una porta vecchia o antica, Vi può emozionare, tanto quanto un dipinto, un secretaire, un tavolo antico, una cornice antica. Una porta nuova no…presenterà altri caratteri, ma non Vi emozionerà come un oggetto antiquariale, non come un oggetto che ha un Suo vissuto, che ha un sapore esclusivo, che Vi viene voglia di toccare…
5) Una vecchia porta anche in pioppo, ben restaurata e solo con sostanze naturali, beh…averla, ma sopratutto prima, cercarla, trovarla, farla restaurare Vi farà divertire. Sì Vi impegnerà come una bimba…gli dedicherete tempo, sarà sensibilmente più Vostra appagando quel desiderio e bisogno di avere cose esclusive, non comuni, non ripetitive, delle quali conoscete tutto o quasi.
6) Una vecchia porta povera, in abete, ben restaurata, Vi darà un piccolo piacere che sarà quello di averla salvata. Sì, salvata da chi spesso le butta nelle isole ecologiche(?) e da chi le trita per farle divenire(con l’aggiunta di colla e formaldeide!) truciolare o pellet. Avrete compiuto un’opera di bene ecologico o se preferite un gesto green.
7) Riuso. Se Vi stancate o cambiate abitazione, potreste con un battente di un portone antico, realizzare una testiera per un letto. Con un cristallo sopra e facendovi fare un sostegno in ferro, fare con l’altro battente un tavolo. Oppure ancora…appendere un battente del Vostro portone antico in sala, si proprio in sala appeso alla parete sopra ai divani, renderà come un favoloso dipinto.In altre parole una porta o un portone vecchio o antico si presta a farvi divertire anche col riuso creativo; con una porta in laminato non credo vi sara’ cosi’ facile…
8) Valore arredativo: guardate in queste foto come vecchie porte e portoni possono arredare degli interni e capirete quanto può arredare una porta vecchia o antica!
Macché buttare via!? Trasformali in mobili Shabby Chic!
Poco tempo fà, una mia carissima amica e cliente mi dice: Vittorio ho due vecchi comodini dei primi del ‘ 900, bruttarelli sai! Che dici li restauriamo? Vorrei poi, da restaurati, regalarli, sempre che Le piacciano, a mia figlia…deve partorire e vorrei farLe un regalo, ma Le piaceranno? Tu che ne dici? Le dissi: Ascolta Luisa, Tua figlia è giovane e non sò se apprezzerà due comodini di non grande valore antiquariale, scuri, vecchiotti…anche perchè sono impiallacciati…Piuttosto Ti dò un’idea….Sai cos’è lo Shabby Chic? Non ne sapeva nulla ed allora Le spiego che è una delle tendenze piu’ in voga e che sopratutto i giovani, ma non solo, apprezzano questo tipo di finitura, Le spiego che letteralmente la tendenza si rifa’ al Decape’, all’usurato, al consumato, ma sufficientemente gradevole ed elegante, insomma una via di mezzo tra rustico, provenzale, country opportunamente rivisitati.
Luisa mi ascolta con attenzione e mi dice -Va’ bene Vittorio pensaci Tu e falli in Shabby!
Porto i due comodini in bottega, li pulisco, carteggio finemente, un bel trattamento antitarlo con sole sostanze naturali ed atossiche, rifaccio molte cornici mancanti o rotte e li preparo completamente di falegnameria. Inizio la finitura, solo con una vernice chiara, naturale ed atossica, e dopo l’asciugatura comincio a “consumare” la coloritura appena eseguita usando la tecnica che prevede il “consumare” il colore, cioè asportarlo finemente secondo logica e cioè di più vicino agli spigoli ed alle maniglie dei cassetti e meno nelle zone dove c’è minor contatto. Alla fine, siccome non amo adoperare vernici sintetiche per la mia salute e per quella dei miei clienti, realizzo una finitura di fissaggio a cera d’api vergine,null’altro.
Luisa è rimasta di stucco… e Sua figlia li ha apprezzati moltissimo questi comodini Shabby! In questo modo si può riutilizzare qualsiasi mobile vecchio e renderlo gradevole, oltrechè di tendenza, evitando anche di gettarlo nelle Isole ecologiche per essere tritato e divenire pellet o truciolare…Articolo pubblicato sul web magazine Siamodonne.it